16 domande a Walter Ricci - Teatri Meridiani

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16 domande di una musicista, a Walter Ricci
di Simona Stammelluti

MI stringe la mano, con due mani, dopo essermi venuto incontro, con passo da gentleman e schiettezza da ventenne.
lui non sa che lo aspettano 16 domane al buio.
ci accomodiamo, e rilassato risponde alle mie domande, raccontandomi cose, che forse il pubblico che lo ha appena applaudito, ancora non sa.
vi regalo questa intervista, che non dimenticherò.

1.
S: ad appena 24 anni, Walter Ricci, sembra un jazzista navigato. Questo lo si deve al talento, o c'è qualche "mare" nel quale hai navigato, che ti ha dato una marcia in più?
W: si vive anche di fortuna. La mia è stata quella di lavorare con maestri d'eccellenza. Cito Fabrizio Bosso su tutti, perchè con lui ho imparato molto di quello che so e di quello che faccio. Il talento ha un potere se lo sai ponderare, e allora diventa una vera "dote", e non solo "ego", perchè così sa divenire un mezzo per sviluppare la propria musicalità, e quella, è personalissima.

2.
S. W.R. guarda al jazz come stile di vita, o come possibiltà di dire la sua, mel momento in cui apre bocca, cantando?
W: non credo al jazz come stile di vita...mica un jazzista gira in ferrari o fa qualcosa di riconoscibile.  Il jazz è il "coraggio" di farlo e raccontarlo come viene, ed io lo faccio come mi va e in modo sempre diverso, anche sperimentando.

3.
S: W.R. ama di più il jazz di Bill Evans, o lo swing?
W: lo swing di Bill Evans!

4.
S: quando nel 2006 hai vinto il premio Massimo Urbani, sapevi chi fosse, cosa avesse fatto e cosa gli fosse successo?
W: ero troppo piccolo, ma quando mi hanno detto che avevo vinto quel premio, l'ho ascoltato e ne sono rimasto folgorato.  ne nascono pochi, di artisti così.

5.
S: com'è W.R. fuori dallo smoking?
W: sono un giovane uomo che fa cose belle e semplici, ma che non abbandona mai lo spirito di sacrificio. amo stare in famiglia, litigare, anche. gioco a pallone e vivo la vita a pieno del mio entusiasmo.

6.
S: lo standard al quale non rinunceresti mai? e perchè?
W: l'ho eseguito anche stasera. si tratta di "Stardust". mi sale dallo stomaco, mi veste del vestito più bello e mi permette attimi di pura e piacevolissima improvvisazione.

7.
S: W.R. napoletano, partenopeo... molti sono i jazzisti che Napoli ha partorito. cosa unisce "sottilmente", il temperamento napoletano, ai colori del jazz?
W: la magia. quella che si insinua nella semplicità dell'armonia, che poi come nel jazz, sa divenire essenziale e funziona, creando le sfumature dell'arte.

8.
S: hai lavorato con nomi importanti del panorama jazzistico. prima citavamo Bosso, ma hai collaborato anche con Pietropaoli, e Scannapieco. a cosa ambisce W.R., dove vuole arrivare? c'è un nome internazionale con il quale ambisce a calcare il palcoscenico, o a collaborare?
W: vorrei lavorare con il pianista americano Herbie Hancock. complicato, forse arrivarci, ma non impossibile. e comunque, io suono con Domenico Sanna...mica cosa da niente!

9.
S: quanto contano, in ciò che si fa, la passione e l'avere un bell'aspetto?
W: mi vedono bello, non mi vedo bello. ogni giorno affino la mia sensibilità, che mi porta ad essere quello che sono ed anche ad aggiustarmi i capelli in questo modo, che tanto piace alle donne! la passione è tutto, soprattutto se è un regalo che ti viene consegnato in eredità da tuo padre.
ci tendo a precisare che la musica, mi ha educato, mi ha insegnato il rigore ed il rispetto.

10.
S: cosa avrebbe fatto W.R. se non avesse trovato il suo spazio nel mondo del jazz?
W: non ci ho mai pensato. avrei potuto suonare anche tutta la vita nei piano bar, ma dalla musica non mi sarei mai separato. la mia strada è la musica e la intraprendo ogni giorno con umiltà e voglia di crescita.

11.
S: con quale dei tanti strumenti jazz, si sposa di più la voce di W.R.?
W: sicurmante con il pianoforte, anche perchè lo suono e con esso mi sento sempre al sicuro.

12.
S: il jazz è capacità tecnica e poi improvvisativa. l'improvvisazione ti rapisce, o sei tu che la insegui?
W: è sempre lei che viene da me, senza che io la cerchi mai. mi accade la stessa cosa quando gioco a calcio. mi ritrovo ad improvvisare, come se fosse una parentesi splendida in ciò che faccio.

13.
S: W.R. "fuori" da ciò che realizza sul palcoscenico è più sincopato come lo swing, o più malinconico come il blues?
W: sono istintivamente malinconico, sono blues, ma faccio il sincopato perchè non ne posso proprio fare a meno!

14.
S: scegli ... New York City, o New Orleans?
W: se avessi potuto deciderlo, sarei voluto nascere a New Orleans, per respirare quell'aria, ma scelgo le strade della grande mela, per cantare al cielo.

15.
S: W.R. sogna una grande orchestra tutta sua, alla Duke Ellington?
W: ti rispondo così ... anche se ci sarà non sarà il mio unico progetto. ho tante cose belle che vorrei realizzare e tra queste la grande orchestra mi affascina.

16.
S: se potessi far rivivere un jazzista, e parlarci un pò, così come stai facendo con me ora, chi vorresti?
W: senza ombra di dubbio, Miles Davis.


Prima di salutarci, Walter mi chiede sottovoce... "come ti è sembrato il concerto? cosa pensi? sai ... tutti si limitano solo a dirmi che sono bravo."
ed io, sorridendo, gli ho risposto che avrei scritto una recensione, e che quindi avrebbe dovuto aspettare.
però morivo dalla voglia di dirgli quello che ho pensato subito dopo averlo sentito nel suo primo pezzo e così, altrettanto sottovoce gli ho risposto: " sei molto più jazz, di come ti hanno raccontato fino ad oggi!"

Grazie a Walter Ricci, per la disponibilità e la franchezza con la quale mi ha regalato 16 risposte, che raccontano un jazz-man.

 
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